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Come fa a imparare a cantare un bambino?

Semplice, glielo insegnano i genitori, trasmettendogli l’amore per la musica!

Una mattina mentre “chiacchieravo” amabilmente con la mia bimba, che all’epoca aveva solo sei mesi, dicendo cose tipo “ba-ba-ba” o “ma-ma-ma”, ho scoperto che in uno dei suoi gioiosi acuti stava in realtà cantando la nota SOL, e in modo anche ben intonato. E per scoprirlo mi sono aiutata cercando la nota corrispondente con la chitarra, fino a sentire che i due suoni, quello della voce e quello dello strumento, combaciavano.

Allora mi sono fermata e ho aspettato, magari era stata solo una fantastica coincidenza. E invece la mia bimba continuava a “cantare” note ben intonate.

Ero molto emozionata, ma essendo musicoterapeuta e insegnante di musica con più di 20 anni di esperienza, sapevo bene che dietro tutto questo c’è un meccanismo ben preciso che si sviluppa nel nostro cervello. E’ un processo che permette ai bambini di sviluppare la capacità di cantare fin da quando sono bebè, e di poter migliorare costantemente man mano che crescono.

La mia piccolina stava esercitando quella che si chiama lallazione [1], ossia la fase dello sviluppo linguistico in cui i bambini iniziano a ripetere sillabe. In pratica sono i versi e i vocalizzi che fanno i bebè a partire più o meno dal quinto mese di vita, che suscitano tanta gioia e tanta tenerezza. Quella della lallazione è una fase importantissima, perché è il punto di partenza per sviluppare il linguaggio e quindi la comunicazione con chi ci sta intorno.

Tutti i genitori istintivamente rispondono a questo balbettio, perché sanno che è il modo con cui il piccolo tenta di parlare e comunicare, e si preoccupano se la lallazione ritarda o non compare perché potrebbe essere il segnale di qualche difficoltà del del linguaggio nel bambino.

Ma c’è di più: spesso e volentieri il bambino non sta imitando gli adulti che gli parlano, ma sta proprio cantando! Se ci fai caso, i suoi gorgheggi somigliano molto più a cantilene e vocalizzi cantati che non a dei suoni parlati.

Questi momenti sono quindi fondamentali e preziosi per aiutare il tuo bambino a mantenere intatta la sua potenzialità di imparare a cantare.

sai qual’è il segreto per mantenere e far sviluppare questa potenzialità?
Bhè, la verità è che siamo noi genitori, il nostro ruolo è fondamentale per sviluppare la sua capacità di cantare, e ora ti racconto come fare.

Ma, per arrivare a spiegarti come un bimbo impara a cantare, prima partirò da come un bimbo impara a parlare, così capirai meglio come funziona, visto che questo passaggio della vita del bambino ti può essere già più familiare.

Come impara a parlare un bambino?

Non succede subito ma un po’ alla volta, ed è un processo di tentativi, sbagli, correzioni, ritentativi, risbagli e ricorrezioni che si ripetono più e più volte al giorno, tutti i giorni, per interi ANNI della nostra vita.
Ecco come succede.

Tu genitore (ma potrebbe essere un nonno, lo zio o la babysitter) parli al bimbo, a volte in modo normale e a volte in modo giocoso e surreale, e il tuo bambino gioca a risponderti con la sua voce e con i suoni che riesce ad emettere [2], inaspettatamente ad un certo punto riesce a produrre un suono che somiglia a qualcosa da te già conosciuto: una semplice sillaba.

Può essere un qualsiasi “ma” un “ba” un “be” eccetera, ma tu che sei lì con lui, subito mostri gioia per aver sentito questo suono e lo festeggi dicendogli “bravo!” e magari applaudi pure. Poi gli rispondi con lo stesso suono oppure con uno un po’ diverso, per incentivarlo a pronunciare altre sillabe. Te lo posso dire per esperienza personale: quando la mia piccola durante i suoi giochi di voce se ne esce con un bel “ma-ma”, mi vede saltare di gioia e correre da lei indicando la mia persona e ripetendo lentamente la parola “mam-ma”. Credo che tu mi possa capire bene!

Questo si chiama incoraggiamento, e tutti noi sappiamo come un incoraggiamento sincero dato al momento giusto riesca a motivarci per raggiungere con più decisione e determinazione un obiettivo.

Rinforzo e supporto

Grazie alla tua reazione positiva e incoraggiante, il bambino impara che quel suono lo può aiutare a comunicare con te, perciò piano piano cercherà di riprodurlo in modo volontario e sempre più preciso. Un po’ alla volta questi suoni diventeranno due, tre, dieci, cento, mille e lui sarà sempre più abile ad usarli per dirti cosa vuole o di cosa ha bisogno.
Fino a saper parlare.

E’ quindi il tuo feedback e la tua risposta positiva che lo sprona ad esercitarsi e a cercare modi sempre più raffinati di usare la sua voce. Il bambino capisce che la voce è un potente strumento di comunicazione col mondo che lo circonda e in cui è “immerso”. Ed è questa continua “immersione” in un ambiente dove tutti parlano continuamente che gli permette di imparare, sbagliando e correggendosi, dalla mattina alla sera, ogni giorno.

E per il canto, come funziona?

Per il canto il meccanismo di apprendimento funziona nello stesso identico modo, ovvero:
il bambino emette un suono, tu dimostri felicità per quello che hai sentito e gli rispondi continuando a cantare e supportando questo duetto pieno di gioia e di divertimento.

La risposta cantata, però, rispetto a quella parlata, si trova ad avere due forti svantaggi iniziali:

  1. le persone cantano molto meno di quanto parlano, purtroppo. Perciò i bambini hanno poche occasioni di ascoltare gli adulti vicini a loro esprimersi (e divertirsi) attraverso il canto e la canzone.

  2. normalmente i tentativi che un bimbo fa di cantare, NON vengono riconosciuti e quindi non vengono adeguatamente supportati con la giusta ricompensa di rinforzo e supporto. Non ricevendo l’incoraggiamento necessario, che invece riceve costantemente per il linguaggio parlato, il bambino finisce per esercitare di meno la sua innata capacità di cantare, e lo sviluppo delle sue potenzialità canore e musicali subiscono un inevitabile ritardo, se non un arresto…

E se non c’è incoraggiamento…?

Quando tu cerchi, con moltissimo sforzo, di imparare a fare qualcosa (un hobby, uno sport, qualunque esempio potrebbe andare bene) ma nessuno ti dà retta, ti incoraggia e ogni tanto ti dice bravo, o peggio ti dicono che non sei capace o che non ce la farai mai, che cosa succede alla fine?

Succede che, a meno di avere una determinazione e motivazione molto forte, smetti di provarci.

Vale lo stesso per il tuo bambino che cerca di cantare: se non gli rispondi con la stessa modalità e non lo incoraggi, lui smetterà di provare a farlo. Anzi di più: c’è il rischio che dimentichi anche ciò che sa fare e che la sua potenzialità musicale innata diminuisca.

Ed è un peccato, anche perché è qualcosa di cui ci si può accorgere solo nel lungo periodo e quando ormai è tardi per recuperare alcune abilità, se non sono state sviluppate prima.

Come puoi fare per aiutare il tuo bambino a sviluppare la sua innata capacità di cantare?

Ecco qualche esempio pratico:

Ci sono molte cose che si possono fare per stimolare la musicalità del bambino e la sua voglia di cantare.

  • Quando il tuo bimbo lalla, puoi provare a rispondergli con la sillaba cantata invece che con la sillaba semplicemente parlata. L’ideale sarebbe riuscire a cantare la sillaba così come l’ha intonata il bambino. Ma anche se non è intonata allo stesso identico modo non importa (di solito le note emesse dai bambini sono molto acute e difficili da cantare per un adulto), l’importante è cantargli una nota cercando di rispondere usando la voce cantata.

  • Puoi imitare i suoi gorgheggi, con le loro salite e discese. Dopo averlo imitato puoi provare a proporre tu un piccolo gioco di voce e vedere come risponde il piccolo. Se ti guarda intensamente, significa che hai catturato la sua attenzione e se ti farà capire che vuole ascoltarne ancora, vuol dire che hai davvero indovinato che aveva voglia di cantare con te.

  • Se rimani sulla stessa nota, puoi provare a cambiare sillaba: un “ma” che diventa un “be” può aprire un mondo sonoro e cantato tutto da esplorare per il bambino, chissà dove vi può portare…

Facendo tutte queste attività, ho scoperto che la mia bimba riesce a cantare su alcune triadi, cioè accordi di tre note, maggiori. Lei sorride e continua a cantarne se io la imito e le rispondo, si ferma quando è stanca o vuole cambiare gioco.

Tu non sei tenuto a sapere cosa e come canti esattamente il tuo bimbo, non ti serve sapere il termine tecnico o il nome della nota, l’unica cosa che non devi mai dimenticare è che sei tu genitore a creare l’ambiente in cui il piccolo crescerà e che sei tu a porre le basi di ciò che lui riterrà importante e di valore quando sarà grande. E questo comprende anche la libertà di raccontarsi attraverso il canto.

Il tuo bambino copia letteralmente tutto quello che tu fai perchè sei il primo e più importante esempio da seguire per lui [3], perciò non ti deve sorprendere che se ti sente cantare cercherà in tutti i modi di farlo anche lui.

E, come per il linguaggio parlato, un bel giorno lo sentirai nella sua cameretta che canta una canzoncina inventata da lui per raccontare quello che ha vissuto durante la giornata: non sto scherzando, mi succede quasi tutti i giorni con il mio bambino grande!

Perciò divertiti a duettare con il tuo bimbo, anche se è un bebè, perchè non è mai troppo presto per questa attività e, in ogni caso, non stai facendo un gioco come un altro ma gli stai letteralmente insegnando quanto è bello cantare!

Note:

[1] Se vuoi saperne di più sulla lallazione, prova a leggere l’articolo a questo link, io l’ho trovato semplice e chiaro.
https://www.mammalogopedista.it/wordpress/la-lallazione/

[2] La voce è il primo gioco del bambino, come dice Laura Pigozzi nel suo libro “A nuda voce” (lo puoi trovare in vendita su Amazon). E’ un libro che parla della voce e di tutte le sue profonde implicazioni nello sviluppo della persona, te lo consiglio se vuoi saperne di più su cosa rappresenti la voce per l’essere umano.

[3] Che i bambini copino gli adulti e i loro pari, lo sappiamo tutti. Ma se vuoi scoprire il vero perché, ti consiglio il libro che si intitola “So quel che fai” di G.Rizzolatti e C.Sinigaglia. In quest’opera spiegano come funzionano i neuroni specchio, ovvero quel gruppo di cellule del cervello (i neuroni appunto) che ci permettono di imitare il comportamento dei nostri simili. Questo è il link per poteterlo prendere su Amazon, è una lettura davvero interessante!

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