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Categoria: Diario

Cantare ninne nanne in gravidanza dà benefici al neonato? Sì, e abbiamo le prove 😉

I risultati di uno studio lo dimostrano:
se canti per il tuo bebè mentre è nella tua pancia, dopo la nascita ci saranno molti benefici, per il nuovo arrivato ma anche per la mamma 👍🏽

Che la musica inizi a far parte del nostro mondo quando ancora ci stiamo preparando a nascere, ormai si sa (anche se non si ripete mai a sufficienza…)

Spesso si sente anche dire che questi effetti sulla vita prenatale saranno visibili dopo la nascita, e influenzeranno il comportamento del neonato, lo stress materno e l’attaccamento tra mamma e bambino.
Lo dico sempre anch’io, ma questa volta porto le prove 😉

E quali sono le prove?

Bè, sono dei numeri, che nonostante siano freddi e impersonali, ci danno una stima reale del fatto che tu possa davvero fidarti di una certa pratica perché funziona, e non ti debba affidare solo credendoci.
Li trovi scritti a questo link, è un articolo su PubMed, una delle riviste mediche online più importanti al mondo 🙂.

Parliamo allora di questo studio, in cui due gruppi di mamme hanno seguito due comportamenti differenti:

  • primo gruppo: 83 mamme, cantavano ninne nanne frequentemente
  • secondo gruppo: 85 mamme, invece, cantavano ninne nanne raramente.

Le mamme hanno partecipato a questo programma dalla 24 settimana di gravidanza fino al 3° mese di vita dei neonati.
È stato uno studio lungo, è durato due anni, altrimenti non sarebbe stato possibile seguire tutte queste mamme.

Cosa hanno trovato i ricercatori?

I ricercatori si sono resi conto di un sacco di cose.
Iniziamo dagli effetti sui bambini.

Una volta nati, i bambini del primo gruppo

  • si calmavano più facilmente,
  • avevano meno coliche
  • e dormivano meglio.

Ma non solo:
il bonding, ovvero l’attaccamento tra mamma e bambino era nettamente più forte nel gruppo che aveva tanto cantato.
La spiegazione sta nel fatto che la ninna nanna non è a senso unico, ma crea la situazione ideale per per uno scambio bidirezionale tra i due:
detto molto semplicemente, mentre la mamma comunica al bambino cantando, il bebè risponde e dà segnali che riguardano il suo stato d’animo e il suo benessere. Si verifica quindi uno scambio, che accresce la forza del legame tra i due.

Inoltre, la voce è uno strumento di relazione fondamentale in ambito neonatale:
arriva al piccolo in stereofonia, durante la gravidanza il bebè sente la voce della sua mamma attraverso le orecchie ma anche su tutto il corpo, come se fosse un massaggio.
La voce materna lascia quindi un’impronta su tutto il corpo, ancora prima della nascita.

Ma anche le mamme hanno ricevuto una serie di benefici!

Le mamme che avevano utilizzato di più questo ‘strumento’ (eh sì, le ninne nanne e le musiche in generale possono essere dei veri e propri strumenti) erano meno stressate, perché la ninna nanna ha un effetto liberatorio anche sulla mamma.
Non dimentichiamoci che le ninne nanne tradizionali, tipo “Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do…lo darò all’uomo nero che lo tiene un anno intero” (ma ci sono esempi simili in tutto il mondo, potrei farti la lista…), permettono alla mamma di sfogare la sua stanchezza usando il significato delle parole, mentre il piccolo si calma grazie a ritmo e melodia e non comprende il testo.

È interessante notare che le mamme del primo gruppo di questo studio abbiano cantato la ninna nanna preferita anche durante il travaglio, per calmarsi e accompagnare il bambino.

Quindi, se aspetti un bimbo, cosa puoi fare per avere anche tu questi benefici?

La risposta è chiara: canta! 😄
Canta più che puoi, soprattutto canti e ninne nanne che pensi di usare dopo il parto.

Ma è utile conoscere anche tanti altri piccoli meccanismi che puoi innescare con l’uso della tua voce e della musica in gravidanza, come è utile conoscere meglio e avere tante informazioni su come funziona la tua voce nella comunicazione con il tuo bebè.
E più conoscenze hai, più la musica riuscirà ad essere strumento di relazione con il bambino che presto stringerai tra le tue braccia.
Questi strumenti potrai trovarli tutti in MamaNane, il percorso che ho ideato appositamente per la gravidanza.

L’obiettivo di MamaNane è proprio quello di rendere ancora più speciale il rapporto con il tuo piccolo dopo che sarà nato, e perché no, anche di semplificarti la vita visto che diventare mamma è meraviglioso ma non sempre così semplice e scontato… 😉 ecco perché ho basato MamaNane su studi come questo e su principi di musicoterapia super studiati e applicati in questo ambito.

logo MamaNane

Qui puoi scoprire di più su MamaNane, il percorso musicale e sonoro per mamme in attesa, per coccolarsi e creare fin da subito un legame empatico indissolubile col bimbo in arrivo.

Il corso è in preparazione, ma possiamo fissare insieme una consulenza individuale, così avrai tutti gli strumenti per costruire da subito un legame inscindibile con il tuo bambino, grazie alla musica ❤️

Ti aspetto qui!⭐

Per concludere…

Lo studio di cui ti ho raccontato in questo post è una testimonianza di quanto cantare le ninne nanne sia efficace in gravidanza e di quanto possa davvero incidere nella vita postnatale, se fatto con regolarità e costanza.

Per quanto riguarda le ninne nanne, i meccanismi sonori che danno loro questo potere sono svariati e non è del tutto noto perché gli esseri umani le preferiscano ad altri tipi di canzone per calmarsi (sì, le ninne nanne calmano anche i grandi…).
Sono coinvolti sicuramente il ritmo cullante e la struttura della melodia, che nelle ninne nanne è molto semplice e copre una distanza tra i suoni molto ridotta, perlomeno in quelle tradizionali.

Però grazie a questo studio abbiamo la prova che il canto della ninna nanna può effettivamente aiutare i neonati, migliorando la vita quotidiana del bambino e di chi se ne prende cura ❤️.

Perciò canta, canta e ancora canta per il tuo pancione e, se ne vuoi sapere di più ti aspetto a MamaNane

Note felici e a presto!⭐

I primi 1000 giorni di vita: ancora più importanti grazie alla musica

Nasciamo pronti per fare musica, tutti, fin da subito.
Ecco perché è importante iniziare fin da neonati e non lasciar passare i primi 1000 giorni di vita, i più importanti nello sviluppo del bambino.

Hai mai sentito o letto che i primi 1000 giorni di vita di un bimbo sono fondamentali?
Ti confido un segreto: la musica può renderli ancora più importanti. Adesso mi spiego meglio.

Una delle frasi che mi sento dire più spesso dai genitori, la prima volta che ci incontriamo, è:
“al mio bimbo la musica piace tantissimo, non appena la sente inizia a muoversi e a ridere”
Vale anche per bimbi piccolissimi (intendo di poche settimane), che dimostrano benessere e felicità quando si canta per loro una piccola canzone o una filastrocca.

Ed è proprio così: anche i bambini più piccoli reagiscono positivamente alla musica.
Non appena sentono le prime note, iniziano a dondolare il busto, ondeggiano e i sorrisi illuminano il loro viso.
Questo è il potere della musica: è un linguaggio che tutti noi siamo in grado di recepire, ce l’abbiamo scritto nel DNA.

E la prima infanzia è il momento migliore per usare la musica come “potenziamento” nella stimolazione delle capacità del bimbo.

Spesso si sente dire o si legge in giro che i primi 1000 giorni di vita di un bimbo sono quelli che mettono le basi per la persona che diventerà da grande, perché le esperienze precoci incidono enormemente su come si organizza il cervello e sul suo funzionamento:
ciò che succede in questo primo periodo di vita ha un’influenza sul futuro del bambino.

Infatti, in questi primi mesi, il cervello è super sensibile agli effetti dell’ambiente. E’ l’unico organo del corpo umano che si trasforma non solo in termini quantitativi (ovvero cresce di dimensioni) ma anche dal punto di vista strutturale, perché è un organo plastico. L’ambiente ha un ruolo importante nel modificare la struttura del cervello, grazie alle esperienze che il bambino vive quotidianamente.

Per farti capire meglio cosa significa modificare la struttura del cervello attraverso l’ambiente, ti faccio l’esempio di un bambino bilingue, cioè che magari vive in Italia ma ha la mamma francese (la quale gli parla in francese) e viene esposto quindi a due differenti lingue:
le connessioni che si formano nel suo cervello contribuiranno a creare una struttura completamente diversa da quella del cervello di un bimbo che invece sperimenta una sola lingua.

Lo stesso accade per un bimbo immerso in un ambiente musicale ricco e vario:
il suo cervello avrà una struttura differente da quello di un bimbo che non ha la fortuna di venire circondato dalla musica, e sul lungo termine le differenze emergeranno.
Il bimbo che fin da subito viene stimolato musicalmente svilupperà più connessioni cerebrali, avrà molte più competenze cognitive ed emozionali e potrà attingere a delle risorse personali che altrimenti saranno inaccessibili, o raggiungibili con molta più fatica.
Diventa quindi fondamentale creare un ambiente stimolante e positivo intorno al bimbo, già da molto prima della nascita.

Ecco perché abbiamo deciso di scrivere MamaNane e i programmi Musicantis. L’obiettivo è proprio favorire, grazie al potere della musica, lo sviluppo del bimbo a 360 gradi fin da prima della nascita.
Ed è un obiettivo è molto ambizioso:
noi vogliamo che i bambini possano crescere in ambienti musicalmente ricchi e stimolanti, e aiutiamo gli adulti a creare questa condizione intorno al bambino.

Con MamaNane ci rivolgiamo alle mamme in attesa:
cerchiamo di mettere la futura mamma in condizione di creare un legame vocale e musicale con il bebè, il quale ricorderà tutto questo quando sarà nato.
E vuoi mettere quanto sia fantastico avere a disposizione degli strumenti musicali per relazionarsi con il bambino, quando magari ogni altro tentativo non funziona più?

Con Musicantis ci rivolgiamo alle famiglie che credono nel potere della musica per crescere divertendosi:
è vero, cantiamo, balliamo e ci muoviamo, ma in realtà festeggiamo la meraviglia di veder crescere i bambini da ogni punto di vista, grazie alla musica.

Ma cosa puoi fare a casa per iniziare a lavorare musicalmente con il tuo bimbo in questi primi 1000 giorni?
Beh, una cosa semplicissima che non viene mai ripetuta abbastanza e viene sempre sottovalutata troppo:
cantare per il bebè, che sia in arrivo o che sia già nato poco cambia, tu canta per il piccolo 😊.

Mentre si trova nella pancia, beneficerà del massaggio sonoro che la voce della mamma gli fa arrivare attraverso il liquido amniotico.
Cosa puoi cantare? Tutto quello che vuoi, ma se sei a corto di idee puoi iniziare a prendere confidenza con Le ninne nanne di Silvia, che saranno utilissime dopo la nascita 😉

Dopo che è nato, il canto sarà veicolo di comunicazione e relazione, fin dal primo giorno.
Canta guardando il tuo bebè negli occhi o magari mentre lo massaggi, così ricorderà la sensazione piacevole della tua voce sulla pelle. Se poi canti le stesse canzoni che gli cantavi quando ancora era nella pancia, il legame sarà ancora più semplice da rafforzare.

E con i bimbi più grandi, che iniziano a muoversi in modo indipendente e a mostrare tratti più spiccati della loro personalità?
Qui ti può aiutare l’articolo sugli stili di apprendimento, che iniziano ad essere evidenti abbastanza presto, se osservi bene il tuo piccolo. Lo trovi qui 😊

Ricorda comunque che ognuno di noi è musicale e abbiamo bisogno di musica come dell’aria che respiriamo, fin da subito.

Noi crediamo che tutti i bambini possano crescere amando la musica e praticandola in modo attivo, se da piccoli vivono delle esperienze adeguate. Crescendo, saranno a loro agio anche esprimendosi attraverso la musica e, soprattutto, avranno ricevuto un bagaglio di stimoli e di esperienze enorme dal punto di vista motorio, di linguaggio, relazionale e addirittura logico-matematico.

Quindi, in sintesi, ti consiglio di cantare, cantare e ancora cantare!

Se poi ne hai voglia, tra MamaNane e Musicantis puoi seguire un percorso davvero completo che ti permette di regalare al tuo bimbo, nei suoi primi 1000 giorni di vita (e anche oltre…), tanta musica, ponendo le basi per uno sviluppo completo e armonioso.
E’ quindi un’opportunità senza pari di veder crescere i bambini divertendosi, e mettendo in loro dei semini musicali che porteranno nel cuore per tutta la vita.
Ed è un viaggio bellissimo che possiamo fare insieme, cosa aspetti a partecipare?

Noi intanto ci risentiamo al prossimo articolo, adesso ci salutiamo… ma presto ci rivediamo! 🤗

Ciascuno impara a modo suo, e lo scopriamo grazie alla musica 😉🎵

… ma tu sai come impara il tuo bambino? Grazie a Musicantis puoi imparare moltissimo sul tuo bimbo

Mentre ieri a Musicantis cantavamo e svolgevamo tutte le nostre attività, osservavo con attenzione i bimbi e, come sempre, mi meravigliavo di quanto fossero diversi i loro modi di “stare” all’interno dell’incontro.
Che, poi, corrispondono al modo di imparare che ciascuno di loro ha.

Ma cosa vuol dire? Ti faccio un esempio

Se curiosi nella nostra sala mentre siamo intenti a cantare, potresti vedere M. fermo immobile a fissarmi, I. che salta ridendo e G. che gattona verso S., per andare ad accarezzarlo.
Contemporaneamente, L. sta guardando fuori dalla finestra mentre D. si fa coccolare tra le braccia della mamma.

Chissà, magari ci puoi riconoscere il tuo bimbo in uno di questi comportamenti…

A me viene sempre in mente quando ho frequentato i laboratori musicali in veste di mamma, insieme a Romeo, il mio bimbo grande.
Romeo correva, correva e ancora correva, io rimanevo insieme al gruppo a seguire tutte le attività, lui invece correva, correva… l’ho scritto che correva?
Sembrava interessato solo al suo movimento ma, dopo qualche incontro, si è seduto vicino a me e ha partecipato attivamente a tutte le proposte, mostrando di conoscerle perfettamente.
Ma come è possibile, dirai, non aveva passato il tempo a correre?
Sì, lui aveva passato i primi incontri a correre, e io ero molto frustrata da questo, perché faticavo a trattenermi dal richiamarlo e riportarlo alle attività che stavamo svolgendo, ma ero già musicoterapeuta e mi mordevo la lingua:
non lo richiamavo perché sapevo che lui stava mettendo in atto il suo stile di apprendimento (da mamme è più difficile non intervenire, non credere che non lo sappia…)

Ma cosa sono gli stili di apprendimento?

Gli stili di apprendimento sono semplicemente i diversi modi in cui apprendiamo, elaboriamo e conserviamo le informazioni attraverso i sensi. E tra i sensi includiamo anche il movimento.

Howard Gardner, che sviluppò la Teoria delle Intelligenze Multiple, capì che i bambini imparano usando una combinazione di tutti i sensi, ma che di solito ogni bimbo ne preferisce uno. Vuol dire che il bambino riesce a entrare in sintonia con un’esperienza e a imparare meglio se usa quel “canale” sensoriale.

Quali sono gli stili di apprendimento?

Gli stili di apprendimento che vediamo in atto durante Musicantis sono fondamentalmente tre:

  • Visuale: imparo attraverso la vista, osservo;
  • Uditivo: imparo attraverso l’udito, ascolto;
  • Cinestesico: imparo facendo e muovendomi.

Ovviamente impariamo anche attraverso il tatto, l’olfattivo e il gusto (i bambini spesso e volentieri hanno bisogno di “assaggiare” il mondo per conoscerlo), ma durante Musicantis sono meno evidenti.
Ti lascio qualche esempio per poter capire qual è il canale che il tuo bimbo preferisce.
Se partecipi a Musicantis puoi vederlo chiaramente durante le attività musicali, ma con un po’ di osservazione puoi capirlo anche durante le vostre attività quotidiane.

Bambino che usa la modalità visiva, ovvero che impara meglio se osserva attentamente

Cosa fa il bimbo durante Musicantis:
fissa la bocca dei genitori o dell’insegnante durante il canto
segue con la testa o con il corpo il movimento che viene proposto, senza smettere di osservarlo
guarda gli altri bambini e magari si avvicina a loro per vedere meglio cosa fanno

🤔 Sembrerebbe:
non partecipativo, non coinvolto, non interessato ad interagire.

Come supportare il suo apprendimento:
muoviti in modo ritmico mentre canti, assecondando con il movimento lo stile del brano
mostra chiaramente i movimenti di tutto il corpo
esagera le espressioni facciali mentre canti
Lasciati guardare e sii il suo esempio da osservare

Evita di:
cercare di coinvolgerlo nel canto o nel movimento, l’unico risultato che potresti ottenere è quello di interrompere la sua concentrazione e ostacolare il suo apprendimento.

Bambino che usa la modalità uditiva, ovvero che impara meglio se ascolta attentamente

Cosa fa il bimbo durante Musicantis:
si guarda intorno, sembra interessato ad osservare altro rispetto all’attività
Potrebbe cantare e giocare con la voce, godendosi il suono che sente uscire.
Fuori dall’incontro, il bambino potrebbe dire al genitore: “Non cantare!” mentre sta ascoltando una musica registrata, perché si sente confuso se sente due voci che cantano contemporaneamente.

🤔 Sembrerebbe:
distratto, disinteressato all’attività musicale, timido.

Come supportare il suo apprendimento:
ripeti piccole sequenze di note vicino a un orecchio e poi all’altro
fai in modo che il beat sia sempre ben udibile quando lavori ritmicamente
fai pause lunghe e ben definite quando canti.

Evita di:
insistere per coinvolgerlo, cercare il contatto visivo o chiedergli di suonare e muoversi quando lo vedi assorto: sta ascoltando profondamente, non devi disturbarlo ma devi lasciarlo ascoltare.

Bambino che usa la modalità cinestesica, ovvero che impara meglio se si muove con tutto il corpo

Cosa fa il bimbo durante Musicantis:
si muove per tutta la stanza per la maggior parte del tempo
Sta spesso in piedi, salta, oppure si fa cullare e chiede al genitore di muoversi con lui, indipendentemente da quello che fanno gli altri
In altri casi, potrebbe invece allontanare il genitore e non volerlo vicino.

🤔 Sembrerebbe:
fuori focus, turbolento, un po’ disturbatore o troppo attivo per partecipare a Musicantis.

Come supportare il suo apprendimento:
finché è al sicuro, lascia che il tuo bambino sia libero di sperimentare e rispondere alla musica con tutto il suo corpo
Crea opportunità di movimento e fagli ascoltare spesso le musiche, in modo che prenda confidenza con il materiale musicale e possa poi attuare altri stili di apprendimento (lo farà solo quando avrà abbastanza familiarità con le canzoni).

Evita di:
chiedere al bimbo di stare seduto o fermo, lui sta ascoltando ma ha bisogno di farlo attraverso il movimento.
Se sta fermo, deve usare le sue energie per frenare il corpo, e non ascolterà.

Tornando a Romeo, quindi, possiamo dire che lui è un bambino cinestesico (lo è tuttora che sono passati molti anni), ma dobbiamo tenere presente una cosa: come dice Gardner, i bambini non sono monosensoriali.
Hanno bisogno di una dieta sensoriale equilibrata.

Ecco perché a Musicantis le attività sono pensate per offrire opportunità di apprendimento multisensoriale, dando quindi stimoli visivi, uditivi e cinestesici.
In questo modo il tuo bambino viene coinvolto in attività che sostengono il suo stile di apprendimento, ma può vivere un’esperienza sensoriale completa, e tutto questo insieme a te!
In più, il fatto di avere a disposizione le canzoni da ascoltare quando e come volete, permette al tuo bimbo di prendere confidenza con il materiale musicale e di sperimentarlo anche attraverso altri sensi e altre modalità non appena sarà pronto, portando quindi ad una stimolazione più profonda.

Per me, capire come Romeo impara, è stato un momento importante, perché mi ha permesso di conoscerlo più a fondo e mi permette di aiutarlo ancora di più, soprattutto adesso che va a scuola.
Capire la sua modalità di apprendimento mi ha permesso di godermi di più molti momenti insieme a lui, momenti che altrimenti sarebbero stati più faticosi e frustranti per me e per lui, e ha fatto sì che non diventassi una madre “stressante” che chiedeva qualcosa che per lui era troppo difficile da gestire. E non sto parlando solo del laboratorio musicale al quale partecipavamo insieme, ma anche di tutte le altre occasioni di vita: feste, gite, impegni e anche la scuola!

Quello che puoi imparare sul tuo bimbo quando siete a Musicantis diventa quindi un aiuto nella quotidianità di genitore, facendo diventare tante situazioni più semplici e rilassate, ma anche più divertenti, sia ora che il bimbo è piccolo sia quando crescerà.
Inizi con me questo bellissimo viaggio che ti farà conoscere meglio il tuo bambino?

La vita di ciascuno di noi è scandita dalla musica 🎶❤️

La tua vita è scandita dalla musica, da tanta musica.
Perché non regalare questo tesoro ai tuoi bambini? Leggi fino in fondo 😉

La vita di ciascuno di noi è scandita dalla musica. Da tanta tantissima musica.
Infatti, se provi a ripercorrere le diverse fasi della tua vita, scoprirai che c’è sempre una colonna sonora che accompagna i momenti importanti, ma anche i periodi in cui sembra non accadere nulla.
E vale anche per chi sostiene di essere stonato o di non provare nessun interesse per la cosa.

Se penso alla mia vita, la scopro popolata da una quantità di brani e generi musicali impensabile. A volte mi verrebbe da dire che siano anche troppi 😅.
“Certo, è il tuo lavoro” mi rispondi, ma sono sicura che anche la tua vita musicale non è poi così diversa.

Ti racconto una storia, e poi ti invito a fare un gioco, che farà bene a te e ai piccoli di casa.

La storia che ti racconto è quella di una bambina che si allenava in una piccola squadra di ginnastica artistica e provava gli esercizi al corpo libero. Dapprima la musica su cui volteggiava era tratta da “West Side Story”, poi è diventata “Entre dos aguas” di Paco de Lucia. Entrambe queste musiche le piacevano da morire e si sentiva una farfalla quando le ascoltava, anche se l’esercizio non riusciva bene e si ritrovava a terra…
Quando era a casa aveva a disposizione una gran quantità di cassette (chi di voi ricorda i nastri magnetici? Quelli da riavvolgere con una matita se si inceppavano?) sulle quali erano incise di canzoni provenienti dagli anni ‘60, che lei conosceva tutte a memoria, mentre il papà cantava “Il mio canto libero” di Battisti durante i viaggi in auto e la mamma intonava “Barbera e champagne” di Gaber ogni volta che poteva.

Già cresciuta, iniziò a suonare la chitarra. Non poteva sapere che sarebbe diventata il suo futuro, ma le piaceva e voleva scoprirne i segreti.
Man mano che gli anni passavano imparava accordi, scale, arpeggi. Scopriva la musica sinfonica e la magia dei concerti. Il “Requiem” di Mozart le entrava nel sangue, Bach apriva nuovi mondi, Tchaikovskij le spazzava l’animo.
Molto strano, visto che erano gli anni in cui i Nirvana cambiavano le regole del rock e “Basket case” dei Green Day imperversava, portandola a scoprire quei generi pieni di chitarre distorte che “spaccano le orecchie”, come le dicevano mamma e papà.
Questa ragazzina (ormai bambina non era più) era capace di andare ad ascoltare un pianista a teatro nel pomeriggio e la sera infilarsi in un centro sociale ad ascoltare le band grunge della zona, senza che questo contrasto la turbasse minimamente.
Di sera si appollaiava sul balcone con nelle cuffie “The sound of silence” di Simon and Garfunkel, mentre al mattino musica ska ed elettronica la accompagnavano alla fermata dell’autobus, così si svegliava per bene prima della traduzione di greco…

Passavano gli anni, il Conservatorio gareggiava con l’Università nel prendersi la sua vita, finché la chitarra non vinse sulle stelle.
Suonare musica da camera, duettare con violino, violoncello o voce era la sua più grande passione, per non parlare di quando poi Piazzolla e il tango tradizionale sono entrati nella sua quotidianità.

Ormai parliamo di una donna adulta, che ad un certo punto, dopo una gran numero di concerti e innumerevoli ore passate ad insegnare a suonare (e ad amare) la chitarra ad altrettanti innumerevoli allievi, sceglie la musicoterapia.
Da qui la scoperta della canzone italiana dagli anni ‘20 in poi, per poter assistere gli anziani e rallentare le forme di demenza, e poi lo studio di come i bambini vivono e attraversano la musica, che l’ha portata ad essere qui sulla pagina che stai leggendo.

Perché questa è la personalissima storia in musica di Silvia, la mia, raccontata ovviamente in fretta (come di può descrivere tutta, ma proprio tutta, la musica che attraversa una vita?) ma con tutti i passaggi essenziali.
Tutti questi passaggi voglio regalarli anche ai miei bambini, lo faccio cantando loro tutte le mie canzoni e seminando in loro musiche che un giorno potrebbero diventare anche parte di loro.

E lo faccio a Musicantis, costruendo percorsi musicali che le famiglie imparano a condividere e fanno crescere nelle loro case e nelle loro vite per fare qualcosa che vada molto oltre la musica.
In modo che tutti questi bambini possano crescere in un ambiente stimolante e un giorno possano scrivere la loro storia in musica, che spero sia ricca, varia e piena di belle canzoni.

Però adesso tocca a te, ecco perché ti propongo questo gioco:

ripensa a diversi momenti della tua vita e cerca di risalire alle canzoni che li hanno segnati.
Magari c’era qualche canzone di Ligabue? Oppure per qualche ragione non potevi fare a meno di ascoltare i Beatles dalla mattina alla sera?

Qualunque siano i gruppi o le canzoni, segnale e poi ascoltale con i tuoi bimbi, magari in un momento di gioco in cui vi scatenate a ballare insieme.
Dopo o prima di averle ascoltate, racconta che cosa significa per te quel pezzo, cosa ti fa provare e cosa ti ricorda. Fai sentire ai bimbi che quella musica fa parte della tua vita e regala loro la tua emozione profonda.

Se lo fai, stai regalando loro un pezzo importante e autentico della tua vita e della tua persona, non c’è nulla di più prezioso che tu possa dare a questi cuccioli.
E loro se lo ricorderanno, te lo posso garantire, perché io per prima ricordo la felicità di mio papà che cantava Battisti e lo sguardo emozionato di mia mamma che ricordava quando aveva visto Gaber dal vivo.
E sono ricordi potentissimi, perché mi hanno lasciato dentro qualcosa che per i miei genitori era vitale e profondissimo e non avrebbero saputo spiegarmi con nessuna parola del mondo.

Perciò buon ascolto, buon canto e buona condivisione di parti profonde delle vostre vite, è un grosso regalo che fate a tutta la famiglia. ❤️


Vuoi scoprire come partecipare ai laboratori Musicantis? Ecco qui tutte le informazioni.

Fare musica con i bambini

Piccolo manuale per progettare un laboratorio musicale per bambini

Ho scritto un breve manuale su come creare, gestire e fare un mini laboratorio di divertimento musicale in casa o all’asilo!

Questo piccolo manuale ti guida nel creare un ambiente musicalmente ricco e quali sono i passi per costruire un mini laboratorio musicale fai da te, spiegandoti quali sono le stimolazioni che non possono mancare e come rispettare i bambini nel loro percorso di apprendimento.


I laboratori Musicantis si svolgono presso le sedi di:

Massagno – Lugano

Presso New Style Dance, via Foletti 2,
Massagno – Lugano

📆 il martedì e mercoledì mattina

Per prenotare la tua prova gratuita dei laboratori Musicantis, puoi contattami al seguente numero:

+41.76.2216510 Silvia Maioni - Hoplalay.com

Silvia Maioni

Io sono Silvia, musicoterapeuta con Master conseguito presso l’HMI di Bellinzona e insegnante di musica con più di vent’anni di esperienza, e vi aspetto per vivere insieme a voi questo percorso!


oppure scrivi una mail a:

info@hoplalay.com
Laboratorio GiocaMusica, Silvia che mostra la chitarra ai bambini e li fa giocare

Lara è stata male, per fortuna aveva imparato le mie canzoni. Online. 🎵📱

Corsi di musica online per bambini molto piccoli: è lecito domandarsi se ne valga la pena, è doveroso porsi il problema dell’esposizione allo schermo.
Ma Lara ha seguito un mio incontro davanti ad uno schermo, e la musica di quel momento è stata vitale in giorni difficili. Ti racconto la nostra (dis)avventura…

Ci risiamo.
Arriva il raffreddore e, dopo un giorno, il respiro si fa corto e pericoloso. Le medicine non fanno effetto, sono le quattro del mattino e saltiamo in auto diretti all’ospedale, insieme all’attacco d’asma. E’ un ospedale piccolo, di provincia, identico a quello del paese dove sono cresciuta e in cui mio papà ha lavorato per tanti anni. Uno di quei casermoni figli del boom economico, che ti dà la sensazione di tornare indietro di cinquant’anni.

La finestra è grande e un po’ sghemba, il bagno è in fondo al corridoio, non c’è condizionatore e nessuna traccia di tv in camera. Forse c’è nella sala giochi del reparto di pediatria in cui ci hanno ricoverato, ma è tempo di pandemia e quella stanza è chiusa.
Il primo giorno se ne va tra sonnellini agitati e lotte per farle indossare la mascherina per l’ossigeno, poi la domanda si scrive chiara nella mia mente: come faccio a trascorrere intere giornate chiusa in una stanza con una bambina di due anni, senza che entrambe diventiamo pazze?

Puzzle, costruzioni, libri: mi faccio portare di tutto, ma quello che sto per usare di più ce l’ho già con me. Sono la musica e le canzoni che non sono solo il mio lavoro, sono parte della mia vita e della mia persona.
Ho anche acceso il pc, non lo nego, anche la Paw Patrol mi ha dato una mano, però ho soprattutto cantato cantato e cantato.

Ma che cosa ho cantato così tanto?

Le canzoni che lei ha ascoltato seguendo un mio laboratorio ONLINE.

Un paio di giorni prima della corsa in ospedale, ho tenuto un incontro online a tema Halloween. Ho raccontato la fiaba Il Pipistrello Brighello tratta dal sito www.fabulinis.com, intervallata da tante attività musicali che di solito propongo ai miei laboratori Musicantis. Anche i miei bambini hanno partecipato, insieme al papà mi hanno seguito dal salotto mentre io ero collegata da un altro punto della casa.

A cena, nessuno ha commentato in modo particolare (i bambini erano troppo concentrati sulla zucca che brillava sul terrazzo) e sembrava che in loro non fosse rimasto un segno evidente di quanto fatto.
Io non mi sono posta il problema, nemmeno dal vivo basto un solo incontro per comprendere l’interesse musicale del bambino o la sua modalità di partecipazione, figuriamoci online… e bisogna tenere conto del fatto che noi viviamo in un laboratorio musicale perpetuo: ogni giorno nascono canzoni, qualunque attività ha una colonna sonora e i miei figli tra un po’ cantano anche nel sonno…

Ma nei giorni di ospedale ho avuto di nuovo la conferma dell’efficacia dell’incontro online al quale hanno partecipato, anche se è stato uno solo:
le canzoni che Lara mi ha chiesto di cantare di più in assoluto erano proprio quelle ascoltate e ballate durante la fiaba online, e addirittura ricordava tutti i movimenti associati alla filastrocca (faccio presente che Lara ha solo due anni…).

Ritornando alla nostra stanza di ospedale, ecco che a suon di Gnomi e Folletti che ballano, il castello di Brighello e I gufetti che fanno uhh, le nostre ore se ne vanno e i giorni di ospedale passano, finchè si trasformano in un ricordo.
Grazie a queste canzoni, le nostre ore diventano più leggere e la sera arriva, trovandoci stanche e sfinite ma sufficiente serene da riuscire a riposare e affrontare il cammino che ci riporterà a casa.

Queste canzoni, poi, non ci hanno abbandonato, anzi: sono ancora parte delle nostre giornate, vengono richieste, cantate e ballate perchè sono diventate parte di un momento che ha segnato la nostra vita ma è stato superato.

E Lara le ha imparate online.

Ecco che di nuovo vivo sulla mia pelle la forza del mio lavoro: le musiche e le canzoni sono strumenti potentissimi, possono rendere sopportabile anche una stanza di ospedale dalla quale si può uscire solo per stretta necessità.
Poco conta se sono state apprese in una sala dove un gruppo di famiglie canta felice in coro o dal salotto di casa durante un incontro online. Certo, essere in sala tutti insieme a cantare è un’esperienza fantastica, ma la cosa che più conta è ciò che ne facciamo noi genitori di tutta questa musica, una volta usciti dalla sala di musica o disconnesso lo smartphone.

Possiamo pensare che l’attività musicale sia una parentesi di semplice divertimento, oppure possiamo provare a coltivarla nelle nostre case, facendola diventare una piccola àncora per i momenti complessi e un moltiplicatore di felicità per quelli gioiosi. Possiamo aver imparato queste cose live, oppure dietro ad uno schermo, ma la cosa più importante è quello che le faremo diventare.

Io e Lara finalmente torniamo a casa, provate da quasi una settimana di ospedale, felici di essere di nuovo pronte ad affrontare il mondo e con tanta musica che ci unisce e ci coccola più di prima.
Gliel’ho insegnata online, ma poi gliel’ho fatta vivere non come musicoterapista ma come mamma, ed è questo il passaggio più importante.


Vuoi scoprire come partecipare ai laboratori Musicantis online? Si svolgono su Zoom, ecco qui tutte le informazioni. Se invece preferisci il videocorso, puoi scoprire Musicantis Play!

Fare musica con i bambini

Piccolo manuale per progettare un laboratorio musicale per bambini

Ho scritto un breve manuale su come creare, gestire e fare un mini laboratorio di divertimento musicale in casa o all’asilo!

Questo piccolo manuale ti guida nel creare un ambiente musicalmente ricco e quali sono i passi per costruire un mini laboratorio musicale fai da te, spiegandoti quali sono le stimolazioni che non possono mancare e come rispettare i bambini nel loro percorso di apprendimento.


I laboratori Musicantis si svolgono presso le sedi di:

Massagno – Lugano

Presso New Style Dance, via Foletti 2,
Massagno – Lugano

📆 il martedì e mercoledì mattina

Per prenotare la tua prova gratuita dei laboratori Musicantis, puoi contattami al seguente numero:

+41.76.2216510 Silvia Maioni - Hoplalay.com

Silvia Maioni

Io sono Silvia, musicoterapeuta con Master conseguito presso l’HMI di Bellinzona e insegnante di musica con più di vent’anni di esperienza, e vi aspetto per vivere insieme a voi questo percorso!


oppure scrivi una mail a:

info@hoplalay.com
Laboratorio GiocaMusica, Silvia che mostra la chitarra ai bambini e li fa giocare

Se fosse molto più di una canzone? ❤️

Questa è la storia di una canzone che, in una serata come tante, ha rivelato il suo potere straordinario.
Perché le canzoni non sono mai solo “canzoni”, in realtà sono pezzi di noi che ci vengono cantati e che, per fortuna, noi riconosciamo ❤️

Lara si è arrampicata sulle mie gambe chiedendo “chitarra estate”.
Ho trovato gli accordi al volo, ho iniziato a suonare e lei, come un piccolo koala, è rimasta lì aggrappata a farsi abbracciare da me e dalla sua canzone preferita di questi giorni, infilata tra la mia pancia e l’ukulele.
Siamo andate avanti così quasi un quarto d’ora, con Romeo che correggeva ogni mio minimo errore…
Poco dopo, nel suo lettino, si è addormentata in cinque minuti, rilassata e felice.

Di quale canzone si trattava? Il titolo è La hit dell’estate e il cantante è Shade. Ammetto che non è il mio genere, ma se le piace e la conforta così profondamente, me la faccio piacere e gliela suonerò finché non sarà pronta a lasciarla ❤.
E se leggi fino in fondo scoprirai la piccola-grande differenza che c’è stata nella serata…

In realtà il titolo della canzone non ha nessuna importanza, ma è quasi vitale assecondare questa richiesta e non sto esagerando.

Ma perchè?

Di base c’è un meccanismo psicologico fondamentale dello sviluppo del bambino, ovvero quello dell’oggetto transizionale.
Avete presente quel pupazzo o quel lenzuolo che alcuni bambini si portano sempre dietro? La copertina di Linus? Ecco, quello è un oggetto transizionale, ovvero un oggetto esterno al bambino, che però lui percepisce come parte di lui.
Quest’oggetto vive in una specie di limbo, una zona di passaggio che fa da confine tra il mondo esterno e il mondo interno al bambino.

Forse è una cosa un po’ tecnica, però il bambino davvero pensa che quell’oggetto sia un po’ dentro e un po’ fuori di lui, e questo pensiero fa sì che il piccolo possa affrontare meglio tutte le piccole sfide che il mondo esterno gli pone, perché ha una specie di ponte che lo collega ad esso.
Alcuni bambini non ce l’hanno e stanno benissimo così, per altri, invece, quest’oggetto è praticamente sacro, non permettono alle loro mamme nemmeno di lavarlo!

Ecco, una canzone può benissimo avere questa funzione:
quella canzone che il piccolo vi chiede continuamente, è esterna al bambino ma, per qualche ragione, soddisfa delle sue esigenze interiori, perciò fa parte del suo mondo interiore.
Ascoltarla di continuo, lo aiuta a collegare il suo mondo interiore a quello esterno, dandogli forza e strumenti per affrontarlo.

Per i bambini molto piccoli, dobbiamo cantare e/o suonare noi, perché loro non lo sanno ancora fare. Possiamo anche far partire la canzone su un dispositivo, può essere un valido aiuto, anche se non è la stessa cosa, perchè la voce dal vivo fa molta differenza.
Può essere che questo attaccamento ad una musica duri pochi giorni: significa che la canzone ha fatto il suo dovere e il bambino non ne ha più bisogno. Ma a volte dura moltissimo: ci sono bambini che per anni non tollerano una ninna nanna diversa da quella che viene cantata di solito. In questi casi, evidentemente, la canzone è diventata parte integrante della loro identità sonora, e bisogna rispettare la richiesta del bambino.

Come fare a trovare questa (o queste) canzone?
Semplice: bisogna cantare e far ascoltare al bimbo più musica possibile, di tutti i generi (anche quelli che non vi piacciono troppo…) e lasciarlo libero di mostrarvi le sue preferenze.
Proprio come succede ai laboratori Musicantis: le musiche sono tante e di diverso tipo, con loro si gioca e si lascia che le diverse emozioni prendano il loro spazio.
E ciascuno trova la sua canzone preferita, che lo accompagna per periodi più o meno lunghi.

Non so per quanto tempo Lara vorrà ascoltare di continuo La hit dell’estate, e non mi interessa, perché gliela canterò finchè vorrà.
Ma quella sera in cui si è appesa a me, infilandosi tra la mia pancia e l’ukulele, e ha chiesto ripetutamente quel ritornello, è successa una cosa che ha fatto la differenza: non ha iniziato a piangere e a borbottare qualcosa che somiglia alla parola “paura” nel momento in cui siamo andate in cameretta, non ha cercato di scappare in sala per chiedere con preoccupazione di luna, stelle e buio.
Semplicemente si è lasciata cullare e addormentare, come quando era piccolissima.

Questa canzone è la sua copertina di Linus, la protegge e la aiuta.
E sono felice che ce l’abbia e che l’abbia trovata insieme a me ❤️ 


Fare musica con i bambini

Piccolo manuale per progettare un laboratorio musicale per bambini

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La ninna nanna che non c’era, ma adesso c’è ⭐

E se un bimbo sentisse cantare la sua mamma per la prima volta?
Io ho assistito ad un momento così, e l’emozione di quell’istante mi è rimasta nel cuore. Te la racconto qui sotto…

“Marco, cosa ti succede? Perché piangi, ti senti male?”

Questa frase la pronunciava una mamma durante un laboratorio Musicantis, ormai un po’ di anni fa, al termine della ninna nanna che cantiamo sempre per chiudere gli incontri.
Lei era preoccupata e io quelle parole non le dimenticherò mai, perché in quel momento mi sono accorta di avere appena assistito ad un piccolo miracolo.

Marco (nome di fantasia per rispetto della privacy) e la sua mamma partecipavano al mio laboratorio musicale per la prima volta, lui aveva già tre anni perciò era “grande” rispetto alla media dei bimbi che di solito accompagnano le mie giornate.
Avevamo svolto tutte le nostre attività, divertendoci a suonare, cantare e ballare, e lui aveva partecipato felice, curioso e pieno di iniziative.
Alla fine, come sempre, abbiamo cantato una ninna nanna, quella famosissima di Brahms, e lui si era seduto sulle gambe della sua mamma per farsi abbracciare mentre ascoltava.
La mamma aveva cantato e lui era rimasto immobile ad ascoltare. E fino a qui nulla di strano o insolito.

Ma, ad un certo punto, gli occhietti si sono arrossati.
Le lacrime hanno iniziato a scorrere e lui piangeva, un pianto silenzioso, non disperato, uno di quei pianti che spesso nascono quando si incontra un’emozione semplice, importante e intensa, che ci attraversa completamente pur non esplodendo come una bomba.

“Marco, cosa ti succede? Perché piangi, ti senti male?” diceva la mamma preoccupata e, salutati tutti gli altri, ci siamo fermate per provare a capire cosa fosse successo.
Volevamo dare un posto e un senso a queste lacrime così profonde.
Nel frattempo, Marco si era ripreso del tutto e giocava con i pochi bimbi rimasti. Si sa, i bambini sono velocissimi a sintonizzarsi su nuovi stati d’animo e sulle emozioni che, come arrivano, se ne vanno.

La soluzione è arrivata dopo pochissime parole con la mamma:
era la prima volta che il bimbo sentiva la mamma cantare una ninna nanna.
Aveva già 3 anni e non gli era mai stata donata la voce cantata della sua mamma.
Quella voce che culla e alla quale ci aggrappiamo tutti, era per lui una nuova scoperta, che aveva toccato il suo cuore così tanto da lasciare spazio alle lacrime.
Finalmente, aveva potuto accedere a un mondo nuovo e bellissimo, tutto per lui.

E non sto giudicando o accusando questa mamma, su questo non mi fraintendere, anzi:
vista la reazione del suo bimbo, ha fatto in modo di frequentare il corso e anche altri successivi, ha seguito tutte le mie indicazioni per rendere quest’esperienza musicale unica, ha addirittura cambiato alcune abitudini familiari (ad esempio ha eliminato l’utilizzo dello smartphone durante i pasti) e ha iniziato a cantare, raccontare e parlare di più con il suo bimbo.

Sto solo cercando di mettere in evidenza un fatto purtroppo diffuso:
questa mamma, semplicemente, non sapeva quanto potesse fare per il suo piccolo, solo grazie alla sua voce.
Non sapeva quanto il suo canto potesse essere importante per lui.
E, quando ha capito, ha iniziato un percorso che ha portato un cambiamento enorme in entrambi, nella loro relazione e nel modo di affrontare le esperienze insieme.

Tutto grazie ad una ninna nanna che non c’era, ma adesso c’è, eccome se c’è!

Ecco quindi che cantare per un bambino è un dono enorme, non dimenticarlo.
E’ qualcosa che va oltre ogni parola e che riempie il cuore del piccolino.
Perciò canta, riempi il cuore del tuo bambino con la tua voce, fai sì che queste emozioni vi avvolgano. Così, se in questi momenti devono proprio esserci delle lacrime, saranno lacrime belle come lo sono quelle piene di gioia e felicità.


Fare musica con i bambini

Piccolo manuale per progettare un laboratorio musicale per bambini

Ho scritto un breve manuale su come creare, gestire e fare un mini laboratorio di divertimento musicale in casa o all’asilo!

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Come impara a cantare un bambino? Grazie ai genitori! 🎼

I bambini piccolissimi sanno già cantare, sta a noi aiutarli a sviluppare questa capacità nel corso del tempo 🙂

Una mattina mentre “chiacchieravo” amabilmente con la mia bimba, che all’epoca aveva solo sei mesi, e dicevo cose tipo “ba-ba-ba” o “ma-ma-ma”, ho scoperto che in uno dei suoi gioiosi acuti stava in realtà cantando la nota SOL, e in modo anche ben intonato.

Per scoprirlo mi sono aiutata cercando la nota corrispondente con la chitarra, fino a sentire che i due suoni, quello della voce e quello dello strumento, combaciavano. Allora mi sono fermata e ho aspettato, magari era stata solo una fantastica coincidenza.
E invece la mia bimba continuava a “cantare” note ben intonate.

Come mamma ero molto emozionata, come musicoterapeuta e insegnante di musica con più di 20 anni di esperienza, sapevo bene che dietro tutto questo c’è un meccanismo ben preciso che si sviluppa nel nostro cervello. E’ il processo che permette ai bambini di sviluppare la capacità di cantare fin da quando sono bebè, e di poter migliorare costantemente man mano che crescono.

La mia piccolina stava esercitando quella che si chiama lallazione [1], ossia la fase dello sviluppo linguistico in cui i bambini iniziano a ripetere sillabe. In pratica sono i versi e i vocalizzi che fanno i bebè a partire più o meno dal quinto mese di vita, che suscitano tanta gioia e tanta tenerezza. Quella della lallazione è una fase importantissima, perché è il punto di partenza per sviluppare il linguaggio e quindi la comunicazione con chi ci sta intorno. Tutti i genitori istintivamente rispondono a questo balbettio, perché sanno inconsciamente che è il modo con cui il piccolo tenta di parlare e comunicare, e si preoccupano se la lallazione ritarda o non compare perché potrebbe essere il segnale di qualche difficoltà…

Ma c’è di più: spesso e volentieri il bambino non sta imitando gli adulti che gli parlano, ma sta proprio cantando!
Se ci fai caso, i suoi gorgheggi somigliano molto più a cantilene e vocalizzi cantati che non a suoni parlati. Questi momenti sono quindi fondamentali e preziosi per aiutare il tuo bambino a mantenere intatta la sua potenzialità di imparare a cantare.

Ma qual è il segreto per mantenere e far sviluppare questa potenzialità?
Bhè, la verità è che siamo noi genitori, il nostro ruolo è fondamentale per sviluppare la sua capacità di cantare, e ora ti racconto come fare.
Ma, per arrivare a spiegarti come un bimbo impara a cantare, prima partirò da come un bimbo impara a parlare, così capirai meglio come funziona, visto che questo passaggio della vita del bambino ti può essere già più familiare.

Come impara a parlare un bambino?

Non succede subito ma un po’ alla volta, ed è un processo di tentativi, sbagli, correzioni, ritentativi, risbagli e ricorrezioni che si ripetono più e più volte al giorno, tutti i giorni, per interi ANNI della nostra vita. Ecco come succede.

Tu genitore (ma potrebbe essere un nonno, la zia o la babysitter) parli al bimbo, a volte in modo normale e a volte in modo giocoso e surreale,  spesso usando quella parlata così particolare che viene chiamata mammanese, e il tuo bambino gioca a risponderti con la sua voce e con i suoni che riesce ad emettere [2].
Inaspettatamente ad un certo punto il piccolo riesce a produrre un suono che somiglia a qualcosa che tu riconosci: una semplice sillaba. Può essere un qualsiasi “ma”, un “ba”, un “be”, questo non è importante, ma tu che sei lì con lui, subito mostri gioia per aver sentito questo suono, lo festeggi dicendogli “bravo!” e battendo le mani o saltando. Poi gli rispondi con lo stesso suono oppure con uno un po’ diverso, per incentivarlo a pronunciare altre sillabe.
Te lo posso dire per esperienza personale: quando entrambi i miei bambini, durante i loro giochi di voce, se ne uscivano con un bel “ma-ma”, mi vedevano saltare di gioia e correre da loro indicando la mia persona e ripetendo lentamente la parola “mam-ma”. Credo che tu mi possa capire bene! Questo si chiama incoraggiamento, e tutti noi sappiamo come un incoraggiamento, sincero e dato al momento giusto, riesca a motivarci per raggiungere con più decisione e determinazione un obiettivo.

Rinforzo e supporto

Grazie alla tua reazione positiva e incoraggiante, il bambino impara che quel suono lo può aiutare a comunicare con te, perciò piano piano cercherà di riprodurlo in modo volontario e sempre più preciso. Un po’ alla volta questi suoni diventeranno due, tre, dieci, cento e lui sarà sempre più abile ad usarli per dirti cosa vuole o di cosa ha bisogno. Fino a saper parlare.

E’ quindi il tuo feedback e la tua risposta positiva che lo sprona ad esercitarsi e a cercare modi sempre più raffinati di usare la sua voce.
Il bambino capisce che la voce è un potente strumento di comunicazione col mondo che lo circonda e in cui è “immerso”. Ed è questa continua “immersione” in un ambiente dove tutti parlano continuamente che gli permette di imparare, sbagliando e correggendosi, dalla mattina alla sera, ogni giorno.

E per il canto, come funziona?

Per il canto il meccanismo di apprendimento funziona nello stesso identico modo, ovvero:
il bambino emette un suono, tu dimostri felicità per quello che hai sentito e gli rispondi continuando a cantare e supportando questo duetto pieno di gioia e di divertimento. Il bambino sente che, cantando, può instaurare una comunicazione importante e positiva con te e continua a farlo, sbagliando e correggendosi, dalla mattina alla sera, ogni giorno, fino a quando saprà cantare.

Purtroppo per lui, però, la risposta cantata rispetto a quella parlata, si trova ad avere due forti svantaggi iniziali:

  1. le persone cantano molto meno di quanto parlano. Perciò i bambini hanno meno occasioni di ascoltare gli adulti vicini a loro esprimersi (e divertirsi) attraverso il canto e la canzone.
  2. normalmente i tentativi che un bimbo fa di cantare, NON vengono riconosciuti e quindi NON vengono adeguatamente supportati con la giusta ricompensa di rinforzo e supporto. Non ricevendo l’incoraggiamento necessario, che invece riceve costantemente per il linguaggio parlato, il bambino finisce per esercitare di meno la sua innata capacità di cantare, e lo sviluppo delle sue potenzialità canore e musicali subiscono un inevitabile ritardo, se non un arresto…

E se non c’è incoraggiamento…?

Quando tu cerchi, con moltissimo sforzo, di imparare a fare qualcosa (un hobby, uno sport, qualunque esempio potrebbe andare bene) ma nessuno ti dà retta, ti incoraggia e ogni tanto ti dice bravo, o peggio ti dicono che non sei capace o che non ce la farai mai, che cosa succede alla fine? Succede che, a meno di avere una determinazione e motivazione molto forte, smetti di provarci.

Vale lo stesso per il tuo bambino che cerca di cantare: se non gli rispondi con la stessa modalità e non lo incoraggi, lui smetterà di provare a farlo. Anzi di più: c’è il rischio che dimentichi anche ciò che sa fare e che la sua potenzialità musicale innata diminuisca.
Ed è un peccato, anche perché è qualcosa di cui ci si può accorgere solo nel lungo periodo e quando ormai è tardi per recuperare alcune abilità, se non sono state sviluppate prima.

Come puoi fare per aiutare il tuo bambino a sviluppare la sua innata capacità di cantare?

Ecco qualche esempio pratico:

Ci sono molte cose che si possono fare per stimolare la musicalità del bambino molto piccolo e la sua voglia di cantare.

  • Quando il tuo bimbo si eserecita nella lallazione, puoi provare a rispondergli con la sillaba cantata invece che con la sillaba semplicemente parlata. L’ideale sarebbe riuscire a cantare la sillaba così come l’ha intonata il bambino. Ma anche se non è intonata allo stesso identico modo, non importa (di solito le note emesse dai bambini sono molto acute e difficili da cantare per un adulto), l’importante è cantargli una nota cercando di rispondere usando la voce cantata.
  • Puoi imitare i suoi gorgheggi, con le loro salite e discese. Dopo averlo imitato, puoi provare a proporre tu un piccolo gioco di voce e vedere come risponde il piccolo. Se ti guarda intensamente, significa che hai catturato la sua attenzione e se ti farà capire che vuole ascoltarne ancora, vuol dire che hai davvero indovinato che aveva voglia di cantare con te
  • Se rimani sulla stessa nota, puoi provare a cambiare sillaba: un “ma” che diventa un “be” può aprire un mondo sonoro e cantato tutto da esplorare per il bambino, chissà dove vi può portare…

Facendo tutte queste attività, ho scoperto che la mia bimba riusciva a cantare su alcune triadi, cioè accordi di tre note, maggiori già da piccolissima. Lei sorrideva e continuava a cantarne se io la imitavo e le rispondevo, si fermava quando era stanca o voleva cambiare gioco.

Tu non sei tenuto a sapere cosa e come canti esattamente il tuo bimbo, non ti serve sapere il termine tecnico o il nome della nota, l’unica cosa che non devi mai dimenticare è che sei tu genitore a creare l’ambiente in cui il piccolo crescerà e che sei tu a porre le basi di ciò che lui riterrà importante e di valore quando sarà grande. E questo comprende anche la libertà di raccontarsi attraverso il canto.

Il tuo bambino copia letteralmente tutto quello che tu fai perchè sei il primo e più importante esempio da seguire per lui [3], perciò non ti deve sorprendere che, se ti sente cantare, cercherà in tutti i modi di farlo anche lui.
E, come per il linguaggio parlato, un bel giorno lo sentirai nella sua cameretta che canta una canzoncina inventata da lui per raccontare quello che ha vissuto durante la giornata: non sto scherzando, mi succede quasi tutti i giorni con il mio bambino grande!

Perciò divertiti a duettare con il tuo bimbo, anche se è un bebè, perchè non è mai troppo presto per questa attività e, in ogni caso, non stai facendo un gioco come un altro ma gli stai letteralmente insegnando quanto è bello cantare!

Note:

[1] Se vuoi saperne di più sulla lallazione, prova a leggere l’articolo a questo link, io l’ho trovato semplice e chiaro. https://www.mammalogopedista.it/wordpress/la-lallazione/ [2] La voce è il primo gioco del bambino, come dice Laura Pigozzi nel suo libro “A nuda voce” (lo puoi trovare in vendita su Amazon). E’ un libro che parla della voce e di tutte le sue profonde implicazioni nello sviluppo della persona, te lo consiglio se vuoi saperne di più su cosa rappresenti la voce per l’essere umano. [3] Che i bambini copino gli adulti e i loro pari, lo sappiamo tutti. Ma se vuoi scoprire il vero perché, ti consiglio il libro che si intitola “So quel che fai” di G.Rizzolatti e C.Sinigaglia. In quest’opera spiegano come funzionano i neuroni specchio, ovvero quel gruppo di cellule del cervello (i neuroni appunto) che ci permettono di imitare il comportamento dei nostri simili. Questo è il link per poteterlo prendere su Amazon, è una lettura davvero interessante!


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